

Diciassette.

Economia e societ.


188. I Beatles: gli idoli contemporanei della frenesia collettiva
e della protesta giovanile.

Da: A. Madeo, I Beatles conquistano Milano, in Corriere della
Sera, 25 giugno 1965.

Nel giugno del 1965, a Milano, i Beatles tennero il loro primo
concerto in Italia; essi rappresentavano gi un simbolo non solo
di una nuova cultura musicale, ma anche del mondo giovanile, o di
una parte di esso, che, pi o meno superficialmente, si
contrapponeva alla cultura ed alla societ degli adulti e, nelle
sue manifestazioni pi radicali, ne rifiutava i valori dominanti e
le regole. La nuova musica diventava fenomeno di massa, consumo
collettivo e, allo stesso tempo, momento di aggregazione. Proprio
questi due aspetti, manifestandosi con comportamenti allora
inconsueti, suscitavano la perplessit degli adulti, come traspare
chiaramente da questo resoconto fatto dal giornalista Alfonso
Madeo del concerto dei Beatles sopra citato.


Brutterelli, spigliati, allegri, concreti e tutt'altro che ottusi:
questi sono i Beatles, gli idoli contemporanei della frenesia
collettiva e della protesta giovanile, il mito cotonato che
strappa strilli e sussulti viscerali alle folle di minorenni,
quattro menestrelli miliardari e scaltri di un pazzo, pazzo mondo.
Adesso sappiamo com' fatto questo ciclone di violenza selvaggia,
irrefrenabile, martellante come un tam tam, che non d respiro
alla platea. La forza da suggestione isterica, la capacit di
trasmettere elettricit, la potenza contaminatrice del ritmo:
ecco, sono le componenti pi evidenti del fenomeno che porta il
nome degli scarafaggi di Liverpool.
I Beatles hanno fatto centro, a Milano, pur senza aver procurato
molto lavoro agli infermieri del pronto soccorso: settemila
biglietti venduti per lo spettacolo del pomeriggio, altri
diciannovemila venduti per lo spettacolo della sera. Traducendo
nel linguaggio preferito dai managers: diciotto milioni di incasso
pomeridiano pi quaranta milioni di incasso serale. Milano, si pu
dire, ha ben pagato il prezzo dell'idolatria musicale. Nessuno
contester che cinquantotto milioni siano una discreta sommetta
per novantasei minuti di esibizione, in tempi di congiuntura
economica, per giunta. Valeva la pena?.
Si rifletta, prima di rispondere, che dal conto va scalato il
gusto della folla di partecipare allo spettacolo. E' un lusso che
i Beatles dispensano con generosit. Essi hanno bisogno del
concorso attivo del pubblico giovanile, che riscalda l'atmosfera.
Hanno bisogno dello spettacolo nello spettacolo. Ora, la giovent
y y di Milano ha corrisposto all'esigenza: dimenandosi,
scompigliandosi, acclamando, ballando sulle sedie e contro le
balaustre, scatenandosi, sfidando le convenienze e le manganellate
della polizia. E gli altri, n giovani n y y, hanno diviso la
propria curiosit fra palcoscenico e platea. Ne sono venuti fuori
spettacoli da grancassa, assordanti e folli. Senza precedenti,
assolutamente.
I Beatles sono arrivati al Velodromo Vigorelli a bordo di un
camioncino rinforzato all'interno da stanghe di ferro massiccio e
scortato dalle camionette. A Genova, domani, si serviranno
dell'elicottero per andare dall'albergo al palazzo dello sport. La
folla  una presenza dannata, intorno a loro: imprevedibile quanto
incontenibile nelle sue reazioni. I Beatles hanno fatto di
necessit un elemento di pubblicit. Bravissimi, davvero,  giusto
dargliene atto. [...].
E corriamo al Vigorelli, sole, afa. Una massa variopinta. La
maggioranza  composta da ragazzine. Una sorpresa: risulteranno le
pi scalmanate. Ce n' che indossano gonne con il nome stampato
dei Beatles, ce n' che il nome dei Beatles se lo son fatto
tatuare, sulle braccia. Studentesse, all'apparenza. Si va dai
tredici ai vent'anni. Graziose signore appena maggiorenni che si
sentono la vecchiaia nelle ossa. Si rifaranno allo spettacolo
della sera: per via delle toilettes dei mariti, dei gioielli,
degli y y isolati sulle gradinate. Millecinquecento fra agenti,
carabinieri, vigili. Il palcoscenico ingombro di ordigni
elettrici, amplificatori giganteschi e simili. Striscioni
inneggianti agli scarafaggi, fazzoletti sventolanti nel caldo,
fotografie, eccitazione da kermesse domenicale. Chiasso e
impazienza. [...].
I Beatles aspettano in una stanza nei sotterranei del Vigorelli.
Brindano con whisky puro, a quest'ora. E' per vincere la sete,
dicono. Gli chiedo se sono preoccupati dato che  la prima volta
che si presentano al pubblico italiano. Non sono preoccupati
affatto, mi tranquillizzano. In effetti, se ne infischiano. E'
routine. Si divertono. D'altronde, il contratto li vincola a
esibirsi per un periodo ben limitato: da un minuto a quaranta
minuti. Significa che se il pubblico non  di loro gradimento,
dopo le prime note, hanno il diritto di ritirarsi dal match e
tanti saluti. A Milano, pomeriggio e sera, hanno tenuto il
palcoscenico per il tempo massimo: sia un motivo di generale
compiacimento. [...].
Un urlo sale dalla massa degli spettatori,  il segnale della
frenesia: ecco, finalmente, i Beatles. Paul dice ciao al microfono
e questo fa impazzire di gioia le gradinate. John ha in testa un
cappelluccio nero a visiera. Strillano le ragazzine, dimenandosi
come ossesse. Tutti quanti in piedi sulle sedie. Rin-go Rin-go.
E' un crescendo che mette i brividi. La polizia fa cordone,
accorre dove pu, calma, minaccia, picchia. Tre ragazzine fanno a
pezzi una fotografia dei ragazzi di Liverpool, ne ingoiano i
frammenti. Una, lass,  colpita dalla tarantola. Si grida, si
balla e si grida. L'eccitazione sale e diventa febbre, follia
collettiva: ammaccature, bailamme, stordimento, convulsioni.
Quelli, sul palcoscenico martellano l'aria di ritmi aggressivi e
saltano e sbraitano e si piegano per prorompere in gesti e in
parole che frustano la folla, la incitano, la suggestionano, la
precipitano in nervosismo e isterismo. Un gruppetto di giovani si
strappa la camicia di dosso. Una biondina rotola su se stessa.
Tutti scuotono la testa, agitano fazzoletti, battono le mani. E'
impressionante: folla senza pi freni, folla impazzita. Quaranta
minuti e all'improvviso il ciclone si placa. I Beatles scappano,
appena un cenno alla folla ancora sussultante e scappano nei
sotterranei: hanno vinto.
La sera, il fanatismo ha toccato vertici indescrivibili. Qualche
svenimento fra il pubblico femminile. Le pi giovani hanno
invocato il nome di Paul, il bellino. Una, in maglietta nera, 
stata portata via dagli agenti perch in preda a crisi isterica.
Un intero gruppetto, verso la fine,  scoppiato in lacrime perch
si avvicinava il momento del congedo dei Beatles. Moltissimi, poi,
i ragazzi che nell'eccitazione si sono svestiti delle magliette
per adoperarle a mulinello in segno di saluto agli idoli.
